Intervista per Nomos Alpha Magazine

PROGETTO ENSEMBLE: INTERVISTA CON IL QUARTETTO ECHOS

Progetto Ensemble ospita il Quartetto Echos, vincitore del Premio “Piero Farulli” della Critica Musicale “Franco Abbiati” 2017.

1. L’anno di nascita del quartetto Echos è il 2013, presso il Conservatorio “G.Verdi” di Torino. Tra le esperienze che hanno segnato il vostro percorso, fino a questo momento, c’è la collaborazione con il Maestro Bruno Giuranna che vi ha invitato a conoscere da vicino il quintetto op.111 di Brahms, e il corso di perfezionamento con il Quartetto di Cremona presso la prestigiosa Accademia “W. Stauffer” di Cremona. Potete raccontarci come avete vissuto queste esperienze? In che modo hanno arricchito la vostra visione della musica?

Si tratta indubbiamente di esperienze piuttosto importanti per la nostra formazione e crescita artistica. La prima, con un colosso della tradizione musicale come Bruno Giuranna, è stata una meravigliosa occasione offerta dal Conservatorio di Torino agli inizi del nostro percorso quartettistico. Oltre ad essere stato un bel banco di prova ci ha permesso di lavorare con un musicista che sviscera gli aspetti più profondi del camerismo: dallo studio critico ed analitico del testo musicale allo spirito di “sacrificio”, ovvero la capacità di mettersi umilmente al servizio del gruppo, che va messo in pratica quando si suona insieme. Tutto questo attraverso il carisma che possiede chi ha fatto la storia e ha alle spalle l’esperienza di una vita. L’esecuzione del quintetto di Brahms insieme con il Maestro sarà certamente un ricordo indelebile nella nostra memoria. Invece il successivo incontro con il Quartetto di Cremona ci ha messo a contatto con uno dei gruppi più affermati del momento, che ci ha dato moltissimi stimoli e spunti di riflessione, sia in termini di inventiva musicale che di mentalità professionale. Hanno saputo mostrarci nuove visioni che hanno arricchito la nostra conoscenza di alcuni autori e ci hanno insegnato il vero e proprio mestiere del quartetto, con tutte le complessità che esso comporta, sotto diversi punti di vista. Crediamo che sia stata altresì preziosa la tridimensionalità (o meglio tetradimensionalità) data dalle differenze che intercorrono fra ogni componente: ognuno, con la personalità che lo contraddistingue, sa donare qualcosa di particolare agli allievi e questo rende le lezioni sempre interessanti e varie.

2. La formazione quartettistica è, com’è ben noto, una tra le più complesse. Quali pensate che siano le qualità indispensabili per essere un buon quartetto?

Sicuramente si può considerare una formazione alquanto complicata, in primis a causa delle grandi difficoltà di natura tecnica (ad esempio intonazione, trasparenza, delicatezza) unite all’incredibile grado di complessità che la grande letteratura quartettistica presenta. Attraverso il quartetto i compositori hanno spesso dato voce alle loro più grandi qualità raggiungendo vette straordinarie; poterne godere è senza dubbio un’immensa fortuna, ma al tempo stesso porta a cimentarsi con lavori verso i quali si rischia di provare una sorta di timore reverenziale. Tutto ciò fa sì che anche per i più grandi musicisti il quartetto costituisca una formazione ostica e richieda una grande mole di lavoro. Qualità che non possono mancare a chi intraprende questo percorso sono l’umiltà, la capacità di ascolto, la consapevolezza del discorso musicale, la cura del dettaglio, la ricerca del suono comune e molte altre.

3. Quali musicisti o compositori mettereste in agenda, per studiarli in modo più approfondito, magari scegliendoli dal vostro attuale repertorio?

Ci sono compositori ai quali abbiamo dedicato buone quantità di tempo e studio ma che sappiamo ci accompagneranno sempre nel nostro percorso perché nel corso del tempo, anche quando si lasciano a “riposo”, cambiano, si evolvono, maturano; questo può anche significare un aumento degli interrogativi e delle difficoltà, ma all’interno di un processo di crescita. Inoltre, trattandosi dei più grandi autori, ricerca ed approfondimento non avranno mai fine. Fra questi troviamo Mozart, Haydn, Beethoven. Infatti si tratta di compositori che riproporremo nei concerti che ci attendono, eseguendo nuovamente brani che abbiamo in repertorio come il quartetto Imperatore di Haydn, il k 421 di Mozart e il terzo dei Razumovsky di Beethoven.

4. Qualche anticipazione per i nostri lettori sui vostri progetti futuri?

Per il prossimo anno ci attendono alcuni concerti, ad esempio per la Società del Quartetto di Milano a gennaio, e vorremmo dedicarci al meraviglioso progetto delle Dimore del Quartetto, che permette di girare l’Italia esibendosi nelle più belle dimore storiche del paese. Parallelamente a questo stiamo progettando di affacciarci al panorama estero per conoscere nuovi insegnanti di spicco e per estendere i nostri orizzonti.

 

 

 

 

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